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Google risponde ai problemi dell'Accelerator

Marissa Mayer discute i problemi recentemente riscontrati dagli utenti con il Google Web Accelerator, il velocizzatore della navigazione sul web prodotto dal motore di ricerca.
10 maggio '05 12:44:05
Google Web Accelerator, presentato solo pochi giorni fa dal motore di ricerca e in grado di velocizzare la navigazione degli utenti sul Web attraverso alcuni meccanismi di caching, ha mostrato sin dagli inizi pesanti problemi strutturali, che Marissa Mayer (la product manager di Google) ha discusso in un articolo su eWeek.

Diversi utenti hanno infatti notato che, usando il Web Accelerator, il proprio browser può ricevere pagine web personali (quelle che sono il risultato di un login, ad esempio) che altri utenti avevano precedentemente visitato. Questo fenomeno fa ovviamente nascere seri problemi di privacy in quanto è possibile che una pagina protetta da username e password venga archiviata nella cache di Google e successivamente fornita ad altri utenti che la richiedono.

Marissa Mayer afferma, nell'articolo, che la causa tecnica del problema è l'errata implementazione di certi standard da parte dei siti web su cui si manifesta il problema. Non è difficile crederle, in quanto il Web è effettivamente strapieno di siti e webmaster che non hanno la minima idea di cosa siano gli standard, tuttavia Google non si può limitare a progettare un software come il Web Accelerator, destinato ad essere usato su larga scala, dando per scontato che il Web sia un ambiente perfetto e che tutti i siti web siano progettati correttamente.

Il Web è quello che è: se l'esistenza di errori e bassa qualità tecnica costituisce la norma, Google o qualunque altra società di sviluppo software ha il dovere di adeguarsi, anche se questo implica indirettamente un ulteriore peggioramento della qualità del Web e dell'esperienza di navigazione degli utenti.

La soluzione del problema dell'inserimento nella cache di pagine protette da password non è facile né immediata in quanto, di fatto, i siti web su cui si osserva il fenomeno producono pagine personali senza i corretti header HTTP. Google ha deciso di tentare una soluzione avanzando su due fronti paralleli: da un lato modificando l'algoritmo di caching del Web Accelerator in modo tale da gestire anche i casi di header HTTP errati, dall'altro contattanto i responsabili dei siti su cui il problema si manifesta invitandoli ad aggiustare le applicazioni che non generano i corretti header HTTP.

Personalmente, ritengo molto complesso determinare quali pagine web non mostrano correttamente le intestazioni HTTP relative al controllo della cache. L'assenza di queste intestazioni, infatti, non produce un codice errato dal punto di vista formale ma solo errato in quanto non conforme agli standard. In poche parole, una pagina protetta da username e password ma priva degli header di controllo della cache appare agli occhi di un software del tutto normale. Esistono modi per dedurre indirettamente che una pagina è da considerarsi privata, ma l'implementazione di tali soluzioni comincia a diventare piuttosto complessa. A questo punto, non mi stupirei se Google decidesse di aggirare il problema attraverso una gigantesca blacklist interna contenente la lista dei siti da non mettere in cache.

Vedremo. Nel frattempo il download del Web Accelerator è stato disabilitato, ufficialmente perché Google ha raggiunto "la capacità massima di utenti".

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