Search Marketing

Guida al posizionamento dei siti web nei motori di ricerca

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Esseri umani e motori

Alcune ricerche effettuate da un paio di utenti su Google fungono da spunto per riflettere sul lato umano della professione SEO.
1 maggio '05 07:06:21
Ho individuato, quasi per caso, la visita di un utente proveniente da una ricerca effettuata su Google. La ricerca è [guida al suicidio] e Google ha condotto l'utente verso il mio articolo sulle doorway, che tratta temi del tutto diversi dai propositi suicidi ma usa la parola "sucidio" nel titolo, in senso metaforico.

Certo, non si può escludere (e lo spero) che si trattasse semplicemente di una persona armata di normale curiosità sull'argomento, tuttavia per un attimo ho ipotizzato che questo individuo facesse sul serio e che abbia utilizzato un motore di ricerca per trovare informazioni su un atto che si intendeva mettere in pratica. Come se non bastasse, un secondo utente ha raggiunto quell'articolo cercando [tecniche di suicidio].

Cosa c'entra tutto ciò con i motori di ricerca e il posizionamento?

E' giusto che c'entri. E se anche a prima vista un tema simile dovesse apparire del tutto estraneo agli argomenti che questo newsblog si è prefissato di trattare, è corretto che qualunque attività o professione si decida di esercitare non prescinda mai da aspetti strettamente umani e sociali.

La professione del SEO richiede sia conoscenze tecniche sul funzionamento dei motori di ricerca sia nozioni di marketing. Il web è pieno di siti web, forum di discussione, blog che trattano il posizionamento e che infondono nei lettori l'interesse ad approfondire queste tematiche, a prestare maggiore attenzione ai lati tecnici del web mastering, a individuare nuove tecniche di promozione o ad applicare "trucchetti e furbate" pur di conseguire il massimo risultato possibile.

Esiste forse il rischio che tutti questi sforzi profusi a conseguire il massimo vantaggio, identificando negli utenti solo dei mezzi per raggiungere guadagni o popolarità maggiori, ci allontanino da una percezione obiettiva e completa della natura delle nostre azioni? Io ritengo di sì.

A forza di misurare la quantità di visite, click, acquisti, ROI, si perde aderenza con la realtà delle cose e si tende a trattare gli esseri umani come mere risorse da sfruttare. "Risorse umane", non a caso, è un'espressione largamente usata per identificare gli individui che contribuiscono con il loro operato all'attività di un'azienda o organizzazione.

Va evidenziato che la figura del SEO è forse soggetta più di altre ad assumere una posizione distaccata nei confronti delle implicazioni sociali o umane che inevitabilmente esistono in ogni professione o attività. Non solo perché è fortemente legata ad aspetti molto tecnici (meta tag, keyword, percentuali, posizioni, link, algoritmi, ecc.) ma sopratutto perché, non essendo regolamentata da alcun albo professionale o istituzione pubblica, c'è il pericolo che funga da aggregatore di soggetti disposti più di altri ad applicare tutta una serie di soluzioni tecnicamente lecite ma eticamente discutibili.

Non è un segreto che diversi posizionatori si siano dati molto da fare in passato, durante il "periodo d'oro" dei dialer.

A sentire i dialermaster, le implicazioni etiche o morali dovrebbero essere tenute al di fuori del loro lavoro, perché a monte si è deciso di operare una dicotomia tra il denaro che entra nel portafogli e i metodi con cui il denaro stesso arriva. Un po' come dire che il fine giustifica i mezzi o prescinde dai mezzi.

Anche i SEO che hanno prestato la propria opera ai dialermaster, dal canto loro, si dichiarano estranei a qualunque accusa etica o morale. Tecnicamente, c'è un cliente che paga, e tanto basta per lavorare serenamente.

Poi però un essere umano lì fuori cerca [guida al suicidio] su Google, e ci si accorge all'improvviso che il mondo che ci siamo costruiti attorno, fatto di visitatori e click, rischia di vacillare sotto il peso della realtà. Cominciano a sorgere i dubbi su quanta umanità noi SEO infondiamo nelle nostre azioni o addirittura se ne infondiamo alcuna.

Ci si chiede quanto siamo disposti a scendere a compromessi con noi stessi e se nel "mondo reale" saremmo disposti a fregare la gente vendendo loro Colossei di cartapesta così come nel mondo virtuale creiamo doorway o facciamo cloaking.

Chissà se il click verso il mio sito fatto da quel tizio/a che meditava il suicidio ha spinto Google ad attribuire un peso maggiore a Motoricerca.info... Sapete, ogni piccolo elemento aiuta.

Questi che seguono sono i miei "buoni propositi" per il futuro:


  • Non voglio che nessuna mia azione prescinda dall'etica.

  • Non voglio misurare me stesso in base a quanti visitatori/vendite/introiti ottengo.

  • Non voglio misurare me stesso in base alle posizioni conseguite sui motori.

  • Non voglio risultare "furbo" agli occhi degli altri ma, se possibile, intelligente.

  • Non voglio aiutare la diffusione di una "cultura della furbizia" o del trucchetto facile.

  • Non voglio ottenere qualcosa scendendo a compromessi.

  • Voglio rispettare gli esseri umani e posizionarmi sui motori in base a quello che mostro loro, non in base a quanto di falso creo.

  • Non considererò alcuno dei suddetti propositi come una limitazione ma, al contrario, come un valore aggiunto. E come un valore aggiunto vorrò presentarlo a colleghi e clienti.


Enrico Altavilla

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