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24 agosto '05 10:50:53
Google ha appena rilasciato la prima versione di Google talk.

Oggettivamente, il software appare a dir poco essenziale (o striminzito, ad essere cattivi) rispetto ad uno qualunque dei client della concorrenza: MSN, Yahoo!, AOL, ecc.

Che senso ha dunque per una società diventata famosa per la propria capacità di innovare produrre e diffondere un'applicazione così semplice e poco competitiva? Perché Google stesso spinge gli utenti a non cambiare i client di chat che usano già, posto che supportino il protocollo Jabber, sul quale Google Talk si basa? E perché sta addirittura collaborando con i suoi stessi concorrenti, come Yahoo! e AOL?

La ragione è presto detta: l'obiettivo di Google e delle altre società che stanno collaborando assieme a lui è a medio/lungo termine e si presenta ambizioso: creare un ambiente ed uno standard aperto per la chat, così come il Web lo è per la navigazione delle pagine HTML.

Il Web si è sviluppato grazie all'apporto di organizzazioni come il W3C, che hanno progettato degli standard aperti, ai quali tutti i produttori di software hanno aderito. Non importa quale browser o piattaforma si utilizzi, né importa quale internet provider si usa per accedere alla Rete: il Web è una risorsa sempre accessibile a tutti.

La chat è diversa. Esistono decine di provider diversi, ognuno con un proprio client di chat, ognuno dei quali utilizza un protocollo privato ed è disponibile solo per alcuni sistemi operativi. Questo vale anche per il versante "voce": fornitori diversi di tecnologia VoIP consentono all'utente di chiamare solo altri utenti che usano lo stesso fornitore. Se si desidera contattare un utente su un altro fornitore/network bisogna registrarsi anche con il fornitore usato dal destinatario.

In poche parole, a differenza del Web, che è un sistema aperto, la chat è un sistema chiuso. Anzi, sarebbe più corretto dire che ogni sistema proprietario di chat esistente è chiuso.

Alcune società hanno risolto il problema dell'inesistenza di un protocollo/network di chat unificato producendo software che supportano network multipli. Trillian, GAIM o Miranda sono i primi nomi che mi vengono in mente.

Altra gente ha invece pensato di progettare un protocollo di instant messaging aperto, ad esempio Jabber, in modo da fornire a qualunque produttore di client la possibilità di supportare un network aperto.

Google, non a caso, ha scelto il protocollo Jabber per basarvi il proprio client di chat testuale e vocale e sta collaborando con altri service provider, come Yahoo! e AOL per supportare Jabber nei propri client ottenendo così un network condiviso.

Ma che ci guadagnano Google ed i suoi partner a creare un network condiviso? Beh, così come la filosofia aperta del Web ha favorito la crescita di una risorsa divenuta gigantesca, l'apertura della chat porterà alla creazione di un ambiente altrettanto gigantesco. Non solo gli utenti otterranno dei vantaggi dall'eliminazione di barriere e dalla grandezza di un network condiviso, ma i motori di ricerca potranno mettere le mani su una quantità sterminata di informazioni, da analizzare, archiviare, indicizzare e far cercare.

Ecco perché AOL e Yahoo! accettano di buon grado la collaborazione con Google: i vantaggi derivanti dall'esistenza di un network/protocollo di chat condiviso sono di gran lunga maggiori rispetto agli svantaggi derivanti dalla condivisione dei propri utenti.

Questo significa che Yahoo! accetta di buon grado di far accedere i propri milioni di utenti al network condiviso, perché in cambio ottiene l'ammissione ad un ambiente ben più grande del suo attuale network privato, da poter perlustrare ed analizzare come meglio crede. E lo stesso vale per qualunque altro service provider che deciderà di supportare il network condiviso, e non è detto che lo vogliano fare tutti. Chi possiede più utenti, come MSN Messenger, potrebbe essere meno incentivato alla condivisione.

Così come i motori di ricerca si danno battaglia sullo sterminato Web, si daranno battaglia anche sul maxi-ambiente di chat condiviso, ma che andrà creato e promosso nel corso dei prossimi mesi ed anni. Non solo la battaglia non spaventa né frena i motori, è il loro lavoro e la concorrenza porta sempre dei vantaggi, ma la possibilità di mettere le mani sulle informazioni di milioni di utenti è troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

Sulla filosofia di Google circa le "comunicazioni aperte", ecco la pagina di riferimento.


Enrico Altavilla

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