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Cutts ed i redirect ingannevoli
20 agosto '05 17:10:45
Esiste una gigantesca differenza tra ciò che la tecnologia dei motori di ricerca è in grado di fare in teoria e quello che all'atto pratico è realmente possibile ottenere.
Questo concetto si applica anche all'individuazione dello spam e Matt Cutts, ingegnere di Google, ha pubblicato un post sul proprio blog in cui una specifica pagina web viene analizzata per evidenziare come il tipo di redirect automatico e ingannevole che essa contiene potrebbe nel prossimo futuro essere oggetto di una penalizzazione da parte di Google. Tuttavia quel "potrebbe" ha un'importanza gigantesca perché delinea i confini tra ciò che Google è già in grado di fare, ciò che potrebbe essere in grado di fare nell'immediato futuro e ciò che riuscirà a fare solo tra molto tempo o anche mai. Ovviamente Cutts non afferma affatto che Google si appresta a penalizzare i domini che usano quei redirect ingannevoli, ma lascia volutamente il lettore nel dubbio, probabilmente nel tentativo di spingere i più timorosi ad eliminare i redirect ingannevoli dai propri siti web. Da un lato questo approccio pare indicare un semplice modo per fare propaganda e per "evangelizzare" i webmaster ed i SEO sulle corrette tecniche di posizionamento, dall'altro Cutts fornisce tre reali indicazioni dei possibili criteri utilizzabili da un motore di ricerca per individuare i redirect ingannevoli, ovvero:
Queste indicazioni possiedono basi tecniche consistenti. La terza, apparentemente non correlata all'individuazione di redirect ingannevoli, tratta in realtà uno dei criteri maggiormente sfruttabili dalle analisi di un motore di ricerca. Al motore basta infatti individuare in un codice Javascript offuscato dei piccoli pezzi che indicano la presenza di un URL, e la deduzione si fa più semplice: il webmaster ha volutamente offuscato un possibile redirect. Anche la prima delle tre indicazioni è importante: Cutts fa notare come una grande quantità di pagine, tutte con un redirect, potrebbe far pensare ad una doorway farm. Tali indicazioni non sono sufficienti a marcare una pagina come spam, ma possono sicuramente spingere un motore a marcarla come sospetta, lasciando poi ad altre analisi più approfondite il compito di comprendere con chiarezza la natura del documento. |
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